Fukushima, 6 anni dopo

11/03/2011: un forte terremoto e il conseguente tsunami causano innumerevoli disastri in Giappone, tra cui una serie impressionante di incidenti alla centrale nucleare di Fukushima Dai-Ichi.

Cosa è DAVVERO successo

La centrale è composta di sei reattori: tre in attività al momento delle scosse, tre fermi per manutenzione.

Le procedure di sicurezza fermarono immediatamente i tre reattori funzionanti, attivando i generatori diesel di emergenza deputati a fornire l’energia necessaria al completamento del raffreddamento.

La successiva ondata di tsunami però superò le barriere di sicurezza e mise fuori uso questi generatori, facendo mancare l’energia elettrica che alimentava il circuito di raffreddamento. Il nocciolo quindi si surriscaldò, causando la scissione dell’acqua e la successiva esplosione dell’idrogeno così prodotto: in pochi giorni avvennero quattro esplosioni nei vari reattori, danneggiando gravemente la struttura di contenimento e causando la fuoriuscita di radiazioni.

Nonostante l’abbondante utilizzo di acqua di mare per cercare di raffreddare i reattori, e il conseguente sversamento di milioni di metri cubi di liquido contaminato nell’oceano, non si riuscì ad evitare la fusione del nocciolo dei tre reattori funzionanti, che si stabilizzarono solamente parecchi mesi dopo.

Il disastro di Fukushima è l’unico altro incidente nucleare dopo Chernobyl a essere classificato al livello più elevato della Scala INES, e ha causato il rilascio nell’acqua, nell’atmosfera e nel suolo di imponenti quantità di radiazioni, stimate in circa 900 PBq (petabecquerel) nel solo mese di Marzo 2011: per dare un’idea, corrispondono a circa 5 volte la radioattività di tutte le riserve mondiali di uranio, oppure a un miliardesimo dell’esplosione nucleare di Hiroshima.

Cosa NON è successo

Innanzitutto, non ci sono state esplosioni nucleari: semplicemente perché il combustibile utilizzato nelle centrali di questo tipo non è sufficientemente arricchito per raggiungere la massa critica necessaria. Le esplosioni sono state causate dal surriscaldamento dell’acqua che ne ha comportato la separazione in ossigeno e idrogeno, ed è quest’ultimo che è esploso.

Neppure ad oggi sono riscontrabili vittime direttamente correlabili all’esposizione alle radiazioni: delle sei morti tra i lavoratori della centrale avvenute nei giorni o nei mesi immediatamente successivi all’incidente, nessuna è direttamente imputabile all’esposizione acuta da radiazioni (due sono avvenute per annegamento conseguente allo tsunami). Anche le vittime tra le persone evacuate sono riconducibili a cause pregresse aggravate dallo stress.

Tuttavia, le patologie derivanti dall’esposizione alle radiazioni possono svilupparsi anche dopo molto tempo, e un conteggio definitivo delle reali vittime sarà possibile solamente tra svariati anni, e difficilmente troverà un consenso unanime neppure tra i vari esperti, come già avvenuto per Chernobyl.

 

A che punto siamo oggi

L’elevata radioattività non ha ancora permesso di valutare a fondo le reali condizioni dei reattori, e il deterioramento delle strutture di contenimento continua a produrre rilascio diffuso di radiazioni nel suolo e nelle falde acquifere.

Le elevate correnti marine della zona da un lato hanno consentito di evitare elevati accumuli di radiazioni nei dintorni della centrale, dall’altro hanno contribuito a estendere la contaminazione su un’area vastissima e nella quale il livello di radiazioni nei prodotti ittici deve essere costantemente monitorato.

Un ulteriore elemento di diffusione delle radiazioni è dato dall’erosione del suolo contaminato ai tempi dell’incidente, che il vento trasporta anche a centinaia di km di distanza, e dalla combustione di biomasse contaminate sempre nel 2011.

 

 

Tuttavia la situazione nei dintorni appare relativamente sotto controllo: a Tsukuba, appena fuori dal limite della zona evacuata, il livello di radiazioni nell’aria è sceso dai 38 Bq/mc rilevati immediatamente dopo il disastro agli 0,000012 Bq/mq medi tra Marzo e Agosto 2014. Questo valore resta comunque circa 10 volte più alto di quello precedente all’incidente, anche se relativamente sicuro specie se si considera che la radioattività naturale del corpo umano è di oltre di 4.000 Bq.

La situazione resta invece più grave all’interno della zona evacuata, ad esempio a Tsushima dove si rilevano ancora valori tra 10 e 100 volte più elevati rispetto a Tsukuba.

La localizzazione e la conformazione geografica del territorio rendono comunque difficile il contenimento del fenomeno, ma soprattutto il maggior pericolo per il futuro potrà derivare da nuovi eventi tellurici che potrebbero indebolire ulteriormente le strutture e causare nuove fuoriuscite di radioattività.

 

Approfondimenti

Banana Equivalent Dose – Wikipedia

Fukushima 2016 – Institut de Radioprotection and Surete Nucleaire

How much radiation you’re exposed to in everyday life – Business Insider