Il disastro nucleare di Goiania

Dopo Chernobyl e Fukushima, cogliamo l’occasione del trentennale dell’avvenimento per parlare del più grave incidente nucleare non legato alla produzione elettrica: quello di Goiania, in Brasile.

Cosa è successo a Goiania

Nel 1987, circa 250 persone subirono una grave contaminazione da Cesio-137, e 4 vennero uccise dagli effetti delle radiazioni. Tutto fu causato dal furto di un apparecchio per radioterapia da un ospedale dismesso.

A causa di dispute legali tra l’ospedale e i proprietari dei locali, molto materiale medico non poté essere rimosso dalla struttura dopo che questa, nel 1985, si trasferì in altra sede.

Consci dei potenziali rischi per la sicurezza, i proprietari organizzarono una sorveglianza continua del luogo. Il 13 Settembre 1987 però una delle guardie si diede malata, e due spazzini entrarono indisturbati nella struttura per rubare la macchina con l’intenzione di rivenderla come rottame.

Iniziarono a smontarla il giorno stesso, ma i primi effetti delle radiazioni li fecero star male e abbandonarono il lavoro. Uno dei due si recò all’ospedale ma venne ritenuto vittima di un’intossicazione alimentare, e a causa della contaminazione un mese dopo gli dovettero amputare l’intero braccio.

L’altro complice continuò il lavoro da solo, fino a liberare la capsula di materiale radioattivo dalla protezione in cui era contenuta.

Terminato il lavoro, vendette il materiale a un deposito di rottami. Il proprietario notò tra il materiale un bagliore blu, proveniente dalla capsula di Cesio, e pensando potesse essere di valore la portò a casa e per tre giorni la mostrò ad amici e parenti.

Offrì anche una ricompensa a chi fosse stato in grado di liberare il materiale dalla protezione con l’intenzione di farne un anello da regalare alla moglie. Dopo vari tentativi, un amico riuscì a romperne diversi granelli che vennero distribuiti nella cerchia di conoscenze.

La sorgente viene venduta e smantellata[modifica | modifica wikitesto]
Il 18 settembre, Roberto Alves vendette gli oggetti in un cantiere di demolizione nelle vicinanze. Un dipendente caricò quindi l’apparecchio su una carriola e lo trasportò fino al garage. Quella stessa notte il proprietario, Devair Alves Ferreira, entrò nel garage e notò il bagliore blu dalla capsula forata. Pensando che il contenuto potesse essere di valore o addirittura soprannaturale portò il tutto in casa. Nel corso dei tre giorni seguenti invitò amici e parenti per mostrare la strana sostanza iridescente, offrendo una ricompensa a chiunque fosse riuscito a liberarla dalla capsula: la sua intenzione era di fare un anello per la moglie, Maria Gabriela Ferreira. Il 21 settembre, presso il cantiere di demolizione, un amico di Ferreira (nominato come EF1 nel rapporto AIEA) riuscì a liberare col cacciavite diversi granelli di Cesio-137 della dimensione di chicchi di riso. Divise alcuni di questi con il fratello, prendendone un po’ per sé stesso e lasciando il resto a Ferreira che, prontamente, cominciò a distribuirne a vari amici e familiari. Quello stesso giorno, sua moglie, di 37 anni, cominciò ad ammalarsi. Il 25 settembre Devair Alves Ferreira vendette i rottami metallici a un altro sfasciacarrozze.

La moglie dello sfasciacarrozze fu la prima ad accorgersi che molte persone intorno a lei si ammalavano di strani sintomi, e avvisò le autorità. Solo il 29 settembre, oltre due settimane dopo il furto, ci si rese conto di cosa stava succedendo e si iniziarono a prendere provvedimenti per contenere la contaminazione.

Ciò non consentì comunque di evitare la morte di quattro persone per avvelenamento da radiazioni, tra cui la moglie e la figlia di sei anni dello sfasciacarrozze.

Cosa ci insegna l’incidente di Goiania

In poco più di un anno avvennero due dei più grandi disastri nucleari della storia: quello di Chernobyl nel 1986 e quello di Goiania nel 1987. Tuttavia, mentre il primo ebbe un forte impatto sull’opinione pubblica e addirittura portò in Italia alla completa rinuncia della fonte nucleare, il secondo è ignoto alla maggioranza delle persone.

Non bisogna invece dimenticare che le radiazioni sono tutte intorno a noi, e anche quando usate con i migliori fini vanno maneggiate con accortezza.

Per questo la conservazione e lo smaltimento delle scorie è importantissimo. Oltre che per produrre energia, le fonti radioattive sono utilizzate in molte attività di diagnostica, sia sulle persone che sulle cose. Anche in Italia sono presenti molti di questi strumenti, e i loro rifiuti vanno correttamente gestiti.

Ad oggi sono tutti stoccati in depositi provvisori, e il rischio che possa avvenire anche da noi un incidente simile a quello di Goiania non è così remoto. Per questo, Sogin sta lavorando da tempo all’individuazione del sito per procedere alla costruzione del Deposito Unico Nazionale dei rifiuti radioattivi. Il processo è in stallo da oltre due anni per bieco opportunismo politico: è nell’interessa di tutti che questo stallo sia risolto al più presto e si riescano a superare gli ostacoli NIMBY per far partire quanto prima i lavori.